Pioggia artificiale: Chi l’ha inventata e a cosa serve?

Sapevate che esiste un modo per creare la pioggia artificiale? Una tecnica usata dalla Cina, per combattere contro inquinamento e siccità, ma i cui effetti sull’ambiente… 

In condizioni meteo estreme, in particolare nei periodi di siccità, può capitare che l’acqua piovana manchi per lungo tempo. Succede in molti Paesi del Medio ed Estremo Oriente, dove le temperature toccano picchi molto alti per intere settimane nell’arco dell’anno.

Nuvole pioggia (foto: Pixabay)

E proprio in queste regioni, dunque, c’è chi si é ingegnato per cercare una soluzione. Si tratta di un metodo per creare una pioggia artificiale, ovvero indotta dall’azione dell’uomo.

Non sappiamo ancora quale sia l’impatto ambientale di queste tecniche, ma la loro efficacia sembra dimostrata da alcuni episodi. In Cina, ad esempio, sono riusciti a fare piovere attraverso l’inseminazione delle nuvole per combattere l’inquinamento.

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Questo metodo, conosciuto a livello internazionale come cloud seeding, permette infatti di modificare il clima attraverso determinate sostanze in grado di favorire le precipitazioni.

Un metodo che, se sfruttato in determinate aree, può non solo aumentare la piovosità nelle zone aride ma anche prevenire che si formi la grandine durante i forti temporali. E, considerato l’aumento degli eventi estremi in tutto il mondo, forse questa potrebbe rappresentare una soluzione che risponde a più problemi.

L’inseminazione delle nuvole

Lo smog in una città della Cina (foto: Pixabay)

Ma come funziona, nel concreto, l’inseminazione delle nuvole? Potrebbe sembrare un metodo fantascientifico, in realtà si tratta di una tecnica già sperimentata in Italia negli anni ’60 e ’70, ma mai utilizzata nel nostro Paese.

Attraverso la dispersione nelle nuvole di sostanze chimiche, che hanno il ruolo di nuclei di condensazione al fine di favorire le precipitazioni, si riesce infatti a cambiare la quantità e il tipo di precipitazione.

Le sostanze usate per indurre artificialmente la pioggia sono, per lo più, ioduro d’argento e ghiaccio secco (o biossido di carbonio congelato).

Le sostanze possono essere “iniettate” nelle nuvole in più modi: disperse da aerei, rilasciate da dispositivi a terra, oppure veicolate tramite l’utilizzo di razzi o di cannoni antiaerei.

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In base alla tecnica impiegata, inoltre, le sostanze chimiche vengono iniettate direttamente nelle nuvole, lasciate cadere sopra di esse oppure disperse sotto (in questo ultimo caso sono trasportate al loro interno dalle correnti ascensionali).

La tecnica del cloud seeding è stata molto utilizzata, appunto, dalla Cina. Vista la sua efficacia, il Paese ha stanziato ben 168 milioni di dollari per finanziare il progetto.

Qui, infatti, la siccità e l’inquinamento sono a livelli sempre più estremi: per questo si è pensato che l’inseminazione delle nuvole possa risolvere entrambe le criticità.