Olio d’oliva: quali sono i diversi tipi e come scegliere il migliore

Conosci la differenza tra olio d’oliva ed extravergine di oliva? Come si fa a scegliere il migliore? Ecco una breve guida per chiarirsi le idee e togliere ogni dubbio.

Quando dobbiamo acquistare l’olio d’oliva, soprattutto se siamo al supermercato, la maggior parte delle volte ci troviamo di fronte a un’infinità di marchi e tipologie tra cui è difficile scegliere.

olio olive
Olio, olive (Foto: Pixabay)

Ci sono così tante bottiglie di olio d’oliva e altrettante di olio extravergine di oliva. Ci sono oli che sono classificati come vergine, altri definiti lampanti, altri ancora di sansa. Se non conosci la differenza tra tutte queste tipologie non temere: siamo qui per aiutarti!

Partiamo dalla differenza fondamentale, ovvero quella tra olio d’oliva e olio extravergine d’oliva. Spesso infatti pensiamo che tutto l’olio che compriamo sia extravergine, ma in realtà non è così.

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L’olio extravergine di oliva (od olio EVO), per essere definito tale, deve avere precise caratteristiche organolettiche e chimiche: colore, odore, consistenza e acidità (quest’ultima non deve superare, ad esempio, gli 0,8 grammi per 100 grammi di prodotto).

In particolare, l’olio EVO è il prodotto più naturale che si può ottenere dalla spremitura delle olive. Si può definire così quando è ottenuto direttamente dalle olive ed esclusivamente con processi meccanici, viene estratto tramite strumenti meccanici a freddo con temperature che non sono superiori ai 27 gradi.

Diverse tipologie di olio d’oliva

Olio d'oliva
Olio d’oliva (Foto: Pixabay)

Oltre all’olio extravergine di oliva, ci sono altre tipologie che potremmo definire meno “pure”. Così come l’EVO, anche l’olio di oliva vergine viene prodotto con procedimenti meccanici ma ha alcuni difetti appena percepibili rispetto all’extravergine. La sua acidità, espressa in acido oleico, non può infatti andare oltre i 2 grammi per 100 grammi di prodotto.

Ancora, esiste l’olio lampante: anch’esso viene classificato come vergine, perché prodotto attraverso l’estrazione meccanica delle olive, ma ha elevati livelli di acidità e quindi non è commestibile. Il suo nome deriva dal fatto che in antichità veniva impiegato come combustibile nelle lampade, per l’illuminazione domestica.

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L’olio di oliva può essere anche raffinato (o rettificato). Viene ottenuto dalla raffinazione di olio lampante o di olio vergine di oliva riducendone l’elevata acidità tramite la soda, decolorandolo grazie a terre e carboni vegetali ed eliminando ogni odore. Tagliando poi l’olio raffinato con una quantità variabile di olio EVO, si ottiene l’olio d’ oliva.

Infine, c’è la sansa: si tratta della pasta che rimane dopo la prima spremitura di olio vergine ed EVO. Un materiale di scarto che però è ancora ricco di olio, il quale può essere estratto attraverso il trattamento con solventi o processi fisici. Si ottiene così l’olio di sansa grezzo, che dopo un ulteriore processo di raffinazione può diventare commestibile.