Scoperto l’effetto collaterale a lungo termine dei farmaci più usati dagli italiani

Li usiamo sempre per un problema comunissimo e largamente diffuso. Eppure, utilizzare questi farmaci a lungo andare può rivelarsi estremamente controproducente, acuendo il dolore che invece cerchiamo di combattere. 

Chi non ha mai sofferto di mal di schiena in tutta la propria vita, è da considerarsi una specie rara e protetta. Tra freddo, umidità ed ore ed ore di sedentarietà, soprattutto in ufficio, trovarsi a fine giornata con la schiena infiammata e dolorante non è altro che una risposta del nostro corpo rispetto allo stress a cui lo sottoponiamo.

Farmaci
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Ecco perché muoversi, fare un po’ di allenamento o una bella camminata per stirare ed allargare la schiena, può essere un vero e proprio toccasana per i nostri muscoli contratti. Ma anche sottoporsi a qualche ciclo di massaggi oppure affidarsi alle sapienti mani di un osteopata può fare la differenza. Tuttavia, per alleviare il dolore velocemente ricorriamo all’uso – e spesso all’abuso – di farmaci.

Li usiamo, infatti, sempre per il mal di schiena, forse il problema più comune e diffuso per eccellenza. Eppure, utilizzare questi antinfiammatori a lungo andare può rivelarsi estremamente controproducente, acuendo proprio quel dolore che invece cerchiamo di combattere. Insomma, siamo di fronte ad un corto circuito. Ma scopriamone di più

Farmaci antinfiammatori: il palliativo che fa male

Bloccare il dolore passeggero alla schiena, per quanto possa fare bene, in realtà significa solo posticiparlo. Questo si tramuta, infatti, in qualcosa di cronico difficile da gestire in seguito, come ha evidenziato una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica ‘Science Translational Medicine’.

Mal di schiena
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Studiando il dolore ed il modo in cui influisce sul nostro corpo, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che i neutrofili – dei globuli bianchi volti a contrastare le infezioni – sono fondamentali per alleviare l’infiammazione. Senza di loro, infatti, non sarebbe possibile per il nostro corpo riparare il danno tissutale. Interrompere questo processo quindi, comporta solo bloccare un processo di guarigione naturale che si ripresenterà successivamente con un dolore ancora più forte e cronico.

Lo studio è stato supportato da un’ ulteriore analisi su 500.000 persone svoltasi nel Regno Unito. Questo ha confermato proprio come chi prendeva regolarmente farmaci antinfiammatori avrebbe potuto sviluppare, da due a dieci anni dopo, il rischio di soffrire di dolore cronico, a differenza delle persone che consumavano frequentemente antidepressivi o paracetamolo.

Antinfiamamtori generano dolore cronico
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Se volete quindi trattare il dolore, perché troppo forte o invalidante, cercate di evitare tutte quei farmaci che possano interferire con il regolare processo di infiammazione, fondamentale per non avere ripercussioni in seguito.