Diversità agroalimentare, innovazione o bufala? I pareri degli esperti

Da quando la diversità è diventata un pregio e non invece un difetto? Nell’era della ricerca della perfezione e conseguente omologazione di massa, ecco la risposta della terra!

“Cenere alla cenere” dicevano gli antichi. Effettivamente, tutto in natura non si distrugge, piuttosto si trasforma in qualcos’altro: é ciò che sta succedendo nel nostro presente, anche nel mondo dell’agricoltura.

Radici di Piante
Radici di Piante (Foto: Pixabay)

In poche parole, la produzione massiva di alcuni alimenti produce tonnellate di CO2, mettendo a repentaglio la salute di tutti.

Per questo motivo, il CREA, Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione, ha collaborato con numerosi enti per promuovere il concetto di agrobiodiversità, come risposta alle problematiche ambientali.

Congresso sull’Agrobiodiversità: quando la diversità fa la forza

Ortaggi di Stagione
Ortaggi di Stagione (Foto: Pixabay)

A tutela di questo discorso, in questi giorni il CREA, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale e altri, ha dato il via a questo meeting.

Durante i giorni del congresso, esperti agricoltori e scienziati si sono riuniti intorno a tavole di lavoro per promuovere il concetto di biodiversità in campo agricolo.

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Secondo Elisabetta Cupotto, presidente del CREA, bisogna abbandonare il concetto di monocultura, in favore di campi dove far crescere verdure di specie diverse.

Allo stesso tempo, l’altro tema discusso in sede di congresso è stato quello relativo alla dieta mediterranea, che molti scienziati riconoscono come sostenibile.

Premiata dalla FAO: la dieta mediterranea come esempio di transizione ecologica

Dieta Mediterranea
Dieta Mediterranea (Foto: Pixabay)

Fa piacere sapere che molti alimenti presenti sulle tavole italiane, in misura maggiore rispetto ad altri Paesi, sono annoverati tra le diete considerate benefiche per l’ambiente.

Durante il convegno, tale dieta, in combinazione con altre diete equilibrate, è considerata il segreto per una transizione ecologica efficace e positiva per la nostra salute.

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Ricordiamo con orgoglio, che il nostro Paese, il quale mal si presta alle coltivazioni di un solo tipo di pianta alla volta, offre una scelta alimentare molto ricca.

Tra tutti, si cita la splendida varietà di frutta e verdura, gli allevamenti di qualità e, da non sottovalutare, la coltura di legumi e cereali di ogni tipo!

Spazio agli scettici: quando la politica non premia l’innovazione

Aratro nei Campi
Aratro nei Campi (Foto: Pixabay)

Con tutto questo patrimonio, sarebbe davvero possibile abbandonare l’agricoltura e gli allevamenti di tipo intensivo. Il problema è che, all’alba della legge 988, che tutela l’agricoltura biologica e ne garantisce fondi per il sostentamento, siano molti i politici che si oppongono.

Il motivo si poggia su basi assurde: la bioagricoltura viene associata alla biodinamica, una branchia dell’agricoltura che adotta tecniche un po’ bizzarre.

Ad esempio, alcuni agricoltori biodinamici utilizzano l’interramento del corno della mucca con letame come fertilizzante.

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Questi procedimenti fanno credere ai più ortodossi che non si tratti più di progresso, quanto più di stregoneria, e per tale motivo non meriterebbe sostentamento. A chi dare retta? A quanti si oppongono a possibilità ecologiche o a chi crede che sia meglio adottare tecniche del passato per andare avanti?

Il dilemma è aperto, ma forse noi optiamo per chi vuole far meglio, anche usando corni di mucca come fertilizzante.