Perdita di biodiversità: i leader fanno promesse vuote, serve agire ora

La perdita di biodiversità sta devastando il nostro pianeta: sono oltre un milione le specie a rischio estinzione. E i Governi cosa fanno? Promesse, per il momento, vuote…

In questo momento, a Ginevra, l’Onu sta discutendo della biodiversità mondiale in vista della Cop15: il tema della conferenza sarà proprio la Convenzione sulla diversità biologica, di cui si parlerà in Cina.

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Panda (foto Pixabay)

Nel frattempo, appunto, i leader delle Nazioni Unite si sono radunati per valutare come affrontare il tema della biodiversità anche a fronte della pandemia. L’impegno per tutelare le specie del pianeta è infatti sempre più importante, anche per evitare il diffondersi di nuove epidemie a livello globale.

Come sostenuto anche dal Wwf, infatti, “l’attuale catastrofica perdita di natura” sta aumentando la vulnerabilità dell’uomo alle pandemie. Ma non solo: sta anche inasprendo gli impatti del cambiamento climatico e minacciando i nostri mezzi di sussistenza, così come l’economia globale.

Nonostante l’impegno promesso dai leader mondiali per salvaguardare il nostro pianeta, sono ancora tante le azioni che andrebbero intraprese per fermare la perdita di biodiversità. Insomma, come spesso accade, le parole non corrispondono ai fatti. Il Wwf, infatti, giudica “poco ambiziosa e limitata” la bozza dell’accordo globale sulla biodiversità 2030.

Cosa fare per la biodiversità

Come evidenziato ancora dal Wwf, serve che nella bozza di accordo globale sulla biodiversità 2030 venga inclusa una missionchiara, misurabile e nature-positive“. Il report “Bridging the Gap” dell’associazione sottolinea altresì i punti deboli dell’accordo come stilato finora.

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Elefante (foto Pixabay)

In primis, la bozza attuale prevede la “riduzione del tasso di estinzione di almeno il 10%”: si chiede che questo venga invertito o fermato, mentre per il Wwf è essenziale che gli Stati si impegnino per prevenire l’estinzione delle specie minacciate dal 2022 e aumentare le popolazioni delle specie da recuperare entro il 2030.

Inoltre, per l’associazione ambientalista manca un sistema che permetta agli Stati di monitorare e correggere (o accrescere) quanto stanno facendo; le azioni individuate per affrontare la perdita di biodiversità non sono sufficienti e infine non ci sono “obiettivi specifici e dettagliati che affrontino le cause della perdita di biodiversità“.

Cosa fare, dunque, per migliorare la situazione e tutelare le specie a rischio? Secondo il Wwf, un segnale può arrivare proprio dall’Italia che ha dimostrato il suo ruolo cruciale nella preparazione del comunicato del G20.

L’impegno dichiarato dai leader italiani deve tradursi nella definizione e approvazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità e in un livello di ambizione dell’accordo globale per la biodiversità idoneo ad affrontare l’entità della crisi di natura che stiamo vivendo”.