Essere un cane randagio, una lotta giornaliera per la sopravvivenza

Il cane randagio spesso lo si incontra per strada. È magro, solo. Lo si riconosce non solo dalla ossa evidenti, ma dai suoi occhi tristi. Occhi che hanno visto, di solito, tutta la cattiveria dell’uomo, quello stesso uomo di cui lui, invece, è il migliore amico.

Solitamente sono timidi, in un angolo della strada, camminano evitando le persone, con lo sguardo basso e la coda tra le gambe. Sembrano quasi chiedere di non badare a loro. Sono silenziosi e se si prova ad avvicinarli potrebbero ringhiare, ma non per aggressività.

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La vita del cane randagio è un inferno da quando si sveglia a quando cerca un luogo in cui addormentarsi (foto pixabay)

Ne hanno visto di ogni colore, i cani randagi. Di solito sono spaventati dall’uomo, per quello ti mostrano i denti. Probabilmente un calcio di troppo ha fatto perdere loro la fiducia che ancora riponevano negli esseri umani.

Al giorno d’oggi è difficile che siano cucciolate di cani di campagna, sempre vissuti liberi. Al giorno d’oggi sono il frutto del gesto più meschino che si possa compiere. Sono figli dell’abbandono. Spesso estivo, quando lasciarli senza acqua decide per il loro destino.

Se sono fortunati vengono presi da qualche volontario che li porterà in un oasi protetta, gli cercherà uno stallo e magari una famiglia, se lo sono meno finiranno in canile, se non lo sono per niente la strada deciderà di metter fine alle loro sofferenze.

Eco come vive un cane randagio, ogni giorno

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Dorme dove capita, ed è sempre a rischio (foto pixabay)

La vita di un cane randagio, se vita si può definire, è fatta di fame, di stenti, di maltrattamenti e di malattie. È un animale bisognoso di affetto, che ne da in cambio più di quanto ne riceva. Ma il cane randagio è solo.

Lo si trova che vaga per strada senza una meta precisa. Non sono solo meticci, sempre più spesso si trovano anche cani di razze ricercate. Questo perché l’abbandono non guarda in faccia il pelo o il pedigree.

In estate soffrono il caldo e la mancanza di acqua. Rischiano di morire a causa del sole diretto. In inverno soffrono il freddo e la mancanza di un pasto caldo. Rischiano di morire assiderati perché non hanno dove ripararsi da freddo e pioggia.

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La sua diffidenza non è data dalla cattiveria, ma dalla paura (foto pixabay)

Devono stare guardinghi tutto il giorno. Non si fidano tanto dell’uomo perché ne hanno conosciuti di veramente cattivi. Però se gli dai un po’ di cibo scodinzolano e ti guardano con gli occhi carichi di riconoscenza. Il cane randagio combatte per la sua vita giorno e notte.

Le malattie che può prendere sono tantissime, e se gli capita la sfortuna di ammalarsi la sua morte arriverà tra grandi sofferenze. Non ci sarà nessuno. Il veterinario non esiste. Nemmeno una carezza di conforto.

Cosa possiamo fare per lui? Se abbiamo la possibilità diamogli da mangiare e da bere, un rifugio momentaneo e allertiamo le associazioni della nostra zona. Se ne abbiamo la possibilità adottiamo un cane randagio, ci ringrazierà con tutto il suo amore.