Gettare rifiuti nel mare può fare bene solo se…

Allo studio l’impatto dei rifiuti metallici provenienti dalle centrali elettriche a carbone cinese. Questi rifiuti riescono effettivamente a concimare i fondali o aumentano l’inquinamento dei mari?

In che modo i metalli pesanti dell’industria elettrica cinese influenzano l’oceano? (Foto: Francesco Ungaro – Pexels)

Purtroppo l’inquinamento dei mari e degli oceani procede con un ritmo incredibilmente sostenuto. Si parla spessissimo del fenomeno delle plastiche ma ci sono degli effetti sui mari dovuti anche alla presenza di metalli che si depositano sui fondali di conseguenza ad una serie di fattori derivati dall’opera dell’uomo.

Una recente ricerca specifica come la presenza di elevate quantità di metalli come il ferro, considerato un fattore limitante per lo sviluppo di alcune alghe o altri organismi potrebbe portare a un effetto decisamente positivo per lo sviluppo di alcuni habitat marini. Ma ci sono da considerare anche altre posizioni totalmente opposte a queste per cercare di trarre delle conclusioni.

Innanzitutto, come fanno queste componenti metalliche ad arrivare in mare? L’University of Southern California insieme alla Columbia University, ed alla Università di Washington, dell’Università delle Hawaii e del MIT  specificano che sono stati rilevati fumi provenienti dalle centrali elettriche a carbone cinesi, industrie in grado di depositare ferro ed altri metalli sulla superficie dell’Oceano Pacifico settentrionale.

I venti che provengono da ovest spingono questi fumi molto lontano trasportando le emissioni anche a centinaia di miglia lontano fino al nord delle Hawaii, precisamente tra il Giappone e la California.

Va specificato inoltre che questa produzione industriale non è l’unica causa del deposito di metalli a latitudini marine così importanti. Altre industrie contribuiscono a questo fenomeno come le fonderie, i cementifici.

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Prime conclusioni sui depositi di metalli in mare

Lo studio dell’USC è molto importante perché indaga gli effetti dei depositi di metalli provenienti dalle attività produttive sul fondo di un’area come quella del Pacifico settentrionale che caratterizzata da una carenza di ferro notevole. L’accumulo quindi di questo e di altri metalli potrebbe essere causa della nascita di un nuovo ecosistema.

Le emissioni dell’industria cinese raggiungono l’oceano. (Foto: Dialogo chino)

Le particelle di ferro microscopiche rilasciate durante la combustione del carbone vanno ad influenzare la crescita delle alghe nell’oceano, organismi acquatici che sono alla base della alimentare, da qui la possibilità di sviluppo di un nuovo ecosistema.

Nel breve termine, potremmo pensare che il ferro nell’inquinamento sia benefico perché stimola la crescita del fitoplancton, che poi rimuove l’anidride carbonica dall’atmosfera man mano che cresce per compensare parte dell’anidride carbonica rilasciata durante il processo di combustione iniziale” dice Seth John, autore principale dello studio.

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Considerazioni sullo studio che devono ancora essere approfondite

  1. La combustione fossile colpisce non solo il riscaldamento globale, ma anche l’ambiente marino.
  2. Altre fonti artificiali forniscono importanti micronutrienti di cui hanno bisogno plancton e  alghe. Si sta ancora approfondendo questo aspetto.
  3. Mentre alcune specie beneficiano del deposito di questi metalli altre ne subiscono un impatto negativo. Nel caso dell’uomo ad esempio il contatto con il piombo può portare a pesantissimi danni alla salute.

Secondo lo studio, non si può escludere che i potenziali effetti benefici per l’ecosistema superino la totalità dei danni che possono essere causati da un eccessivo residuo dei metalli stessi.

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