Arriva un male più pericoloso del Covid-19: rischiamo di essere annientati

Nell’era digitale riceviamo più informazioni della capacità che abbiamo di assimilarle. I dati in eccesso possono stressare creando ansia, confusione e portare all’isolamento.

Sovraccarico di informazioni (Foto: Adobe Stock)

La società moderna ormai ci ha circondato di schermi che riproducono in continuazione una serie infinita di informazioni. Il nostro cervello sa veramente come si possono elaborare? Sono tantissimi gli stimoli che arrivano da tv, smartphone, pubblicità e quant’altro. Poi i social network e la messaggistica istantanea contribuiscono fortemente ad alimentare quella che è una sensazione di saturazione delle informazioni all’interno del nostro cervello.

Da questo tipo di situazioni è nato un fenomeno di eccesso di informazioni noto anche come infossicazione, uno stato di intossicazione che riscontrabile quando le informazioni che ci circondano vanno appunto a superare la nostra capacità di assimilarle.

Il neologismo in questione è stato ideato da Alfons Cornella in Spagna all’inizio del 1999. Questi ha usato il termine infossicazione per riferirsi alla contaminazione delle informazioni dovute di fatto all’eccesso di informazioni. Il mondo online ha di fatto portato ad una sovrainformazione che come ulteriore riflesso comporta anche un blocco che ci impedisce di approfondire qualsiasi argomento.

Cosa facciamo con questa valanga di dati una volta che ci arrivano? Abbiamo gli strumenti per gestirli?

Sindrome da stanchezza da sovrainformazione

Ovviamente l’eccesso di informazioni può portare a un eccessivo stress e sindromi da stanchezza nella persona che cerca di assimilare le notizie che provengono da numerosissime fonti.

Il termine preciso che va a definire la sindrome viene è IFSInformation Fatigue Syndrome. A coniarlo è stato David Lewis, uno psicologo britannico. Si parla in questo caso di uno stato di ipereccitazione e ansia che è il prodotto appunto dall’eccessivo numero di informazioni processate. L’IFS può portare ad uno stato di insicurezza che non ci rende capaci di gestire quello che ci arriva oltre ad una vera e propria paralisi della capacità analitica che ci porta a trarre conclusioni errate.

(Foto: Adobe Stock)

La Informational Fatigue Syndrome (IFS) o Technostress, definita da David Lewis, è stata descritta per la prima volta in un rapporto Reuters intitolato “Dying for information?” pubblicato nell’ottobre 1996. Lo psicologo ha analizzato 1.300 manager tra Regno Unito, Stati Uniti e Hong Kong.

Il Tecnostress è una patologia causata dall’incapacità di affrontare in modo sano le nuove tecnologie informatiche. 

La prima cosa considerata in questo studio è la rispondenza di questi dati ad alcune domande fondamentali. Che cosa è successo? Quando è successo? Dove è successo? Chi ha partecipato e perché? E per cosa?.

Quindi, l’informazione rielaborata è analizzata in base alla capacità di rispondere a domande che spiegano i dati forniti. A questo punto si evidenzia come fondamentale la capacità di contestualizzazione e analisi dei soggetti.

Cosa possiamo fare per disintossicarci?

Gestire una tale ricchezza di informazioni che ci arriva ogni giorno, ci richiede di trovare strumenti pratici in modo che possiamo proteggerci da questo mare di stimoli e di dati per non farci sommergere da questi.

(Foto: Adobe Stock)

Tra le prime raccomandazioni si suggerisce di silenziare i telefoni, di spegnere la televisione durante i pasti. Evitare di tenere la tv nella camera da letto. Smettere di consultare i social network e internet a partire da tre ore prima di andare a dormire.

Come riconoscere se si soffre di infossicazione?

Alcuni segnali e sintomi possono avvertirci che siamo vittime di un eccesso di informazioni.

L’esaurimento intellettuale e mentale può essere riflesso nei seguenti segni:

  1. Diminuita capacità di mantenere un dialogo fluido attraverso mezzi non tecnologici.
  2. Irritabilità causata dalla stanchezza.
  3. Problemi di sonno.
  4. Percezione che il numero di messaggi che si ricevono siano prioritari e che se non vengono risolti e non si risponde in tempo reale si arrivi ad ansia e angoscia.
  5. Cercare l’isolamento per cercare di contenere il mare di input informativi, che sfuggono al controllo della persona.
  6. Incapacità di disconnettersi, anche in situazioni compromettenti come una riunione di amici o familiari, o qualsiasi tipo di evento.
  7. Sensazione di caos quando, a causa di un guasto della rete, il flusso di informazioni viene temporaneamente interrotto.
  8. Vulnerabilità agli incidenti domestici e stradali.